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Auguri a tutti i candidati degli #esamidistato2021

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La maturità è tante cose. Per qualcuno è un incubo ricorrente che si presenta dopo ogni pizza con i peperoni e la gorgonzola. Per qualcuno è un sogno, un obiettivo, la libertà. La maturità è un banco di prova per i ragazzi, ma anche per i professori, è un momento in cui ci si gioca tutto, è un momento in cui si deve capire l’altro.
E’ uno di quei momenti in cui devi far vedere chi sei. E non fallire.
E’ uno di quei momenti in cui devi comprendere un’altra persona a partire da pochi dati, in poco tempo. E non sbagliare.
La maturità sono le minacce a partire dai cento giorni prima, la presa di coscienza che, oddio, arriva davvero.
E’ la paura di non riuscire a tenere a mente tutto, è la certezza di dimenticarsi qualcosa.
E’ la stretta alla bocca dello stomaco, è il panico, la sindrome del foglio bianco, il sudore gelato nel caldo di giugno.
E’ la disperata ricerca dell’argomento perfetto, il tentativo inesausto di indovinare la traccia, l’autore, il testo.
E’ l’incredulità di averci azzeccato.
E’ lo sconforto di non esserci andati neanche vicino.
E’ il sentirsi grandi firmando con nome e cognome all’uscita.
E’ il tempo che scorre troppo veloce e chi lo sapeva potesse passare in fretta così.
E’ il desiderio di scappare, di imboscarsi nei bagni, valutando se quella finestra sia bloccata o se con un colpo deciso possa rappresentare una via di fuga.
E’ l’ingegno acuito nel’imboscarsi foglietti inutili e il terrore di sbirciarli, ma tanto non servono mai.
E’ quella camminata fino alla sedia davanti alla commissione, è il sorriso forzato, lo sguardo incoraggiante di qualcuno, la soggezione degli sconosciuti.
E’ il senso purissimo di libertà all’uscita, la consapevolezza che tutto è finito ma tutto deve ancora cominciare, tutte le porte spalancate, tutta la vita davanti, mai più campanelle, mai più quell’aula, mai più la giustificazione sul diario.
La maturità è tante cose e di certo non è un colloquio spaurito a distanza, dove guardarsi finalmente di nuovo negli occhi sembra già un regalo.
Non è un esame di maturità, quello che avranno i nostri ragazzi, non può essere diversamente.
Non scriveranno un tema d’esame, scriveranno una pagina del libro di storia, quella che non vogliono mai studiare perché riguarda sempre cose lontane e invece, pensa un po’, ci stiamo annegando tutti dentro. E dire che si voleva togliere proprio il tema di storia. Che senso dell’umorismo cinico ha avuto la storia per riprendersi il suo spazio. (Storia, bastava anche meno, eh.)
Non sosterranno un esame di maturità, questi ragazzi.
Daranno prova di maturità.
E’ diverso.
O forse no.

Da “Portami il diario. La mia scuola e altri disastri” di Valentina Petri, Ed. Rizzoli

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